mercoledì 12 marzo 2008

La musica distrae e salva

Mentre guido verso Malpensa, la radio trasmette per alcuni secondi un famoso brano di Giovanni Allevi e per un attimo mi dimentico di essere al volante di una modesta Panda offerta dalla mia azienda per raggiungere l’aeroporto. La potenza evocativa della musica è qualcosa di davvero affascinante, poche note e in un attimo la Panda si è trasformata in un’ imponente BMW, mentre la grigia strada è diventata una striscia sinuosa fra immacolate colline verdi. Questo bellissimo sogno creato dal ricordo del famoso spot pubblicitario, non riesce comunque a distrarmi completamente, capisco che la musica era il preludio della pubblicità di un libro, il primo scritto dal pianista Giovanni Allevi.

Schiphol Tornato alla realtà mi risveglio di fronte al check-in, dove vengo informato che ad Amsterdam è in corso una specie di tempesta, di quelle fantozziane credo, visto che in tutto il resto del mondo splendeva come al solito il sole. Faccio gli scongiuri e mi avvio verso l’ignoto. Mentre attendo il mio destino scomodamente agitato sulla poltrona, vedo materializzarsi una controfigura di Star Trek: è il capitano Kirk, anzi no, è il capitano dell’aereo. Metto via il foglietto che avevo preparato per l’autografo e mi avvicino alla persona che in questo momento deciderà la mia sorte… Il capitano ci fa sapere che il volo subirà un ritardo, ormai tutti lo avevamo capito, ma è stato gentile da parte sua dircelo di persona. Ovviamente si scusa, ci dice che anche a lui piace di più ballare con i piedi per terra piuttosto che in aria, e ci promette che non appena avrà l’autorizzazione a decollare, ci farà imbarcare e tirerà come un matto per recuperare, a costo di infrangere il muro del suono. Non credo che abbia detto proprio così, però aveva uno spiccatissimo accento olandese anche mentre parlava in inglese e i suoni che proferivano dalla sua bocca erano decisamente onomatopeici, quindi inevitabile per la mia testolina sentire tuoni, fulmini e muri del suono infranti come cristalliere cadute dal centesimo piano.

Decido di ammazzare il tempo in attesa che il cattivo tempo poi ammazzi me, entro in una libreria di Malpensa, compro il libro di Allevi e comincio a leggerlo subito.

L’autore si racconta con stile leggero, elegante, senza vergogna. Ci confessa la sua fragilità, la sua insicurezza, i sacrifici che ha dovuto affrontare per arrivare, la sua dolce battaglia quotidiana con la musica.

“Sono molto contento di tutto questo successo, ma sono anche molto contento di avere vissuto degli insuccessi. Ho visto discografici dirmi di lasciare perdere, ho visto dei miei dischi vendere pochissimi copie e ho suonato davanti a cinque persone, ma sono ancora vivo: l’importante è l’individuo”. (Giovanni Allevi)

no_concept Allevi è ingenuo, sincero e trasparente, lo si capisce in fretta, fin dalle prime pagine. Racconta di come non riesca a vivere un solo istante senza pensare alla musica, la sua “Strega capricciosa” come lui stesso definisce – non a caso il titolo del libro è “La musica in testa“, una presenza ossessiva, che non da tregua, ma alla fine è curativa-. Si diverte anche a ricordare episodi buffi, bizzarri, umani, come quella volta a Villa Arconati dove durante un suo concerto ha cercato di andare a tempo con il frinire di una cicala che lo infastidiva. E non nasconde la sua determinazione, come quando racconta di essersi finto cameriere pur di lasciare un suo disco al maestro Riccardo Muti.

Giovanni oltre ad essere un un pianista di fama internazionale, si è laureato in filosofia con lode, con una tesi sul vuoto della fisica contemporanea. Nel suo libro ci sono diversi passaggi filosofici scritti in corsivo.

“Lasciare che le cose accadano serve per accettare le alternative, guardare il mondo con gli occhi della musica ti permette di vedere tutto in maniera diversa e di riuscire anche a togliere nella vita di tutti i giorni quel velo di banalità che spesso ci avvolge”. (Giovanni Allevi)

Chiudo il libro, ve lo consiglio e… non ci credo, sono vivo, vedo la pioggia dal finestrino dell’aereo, sono atterrato a Schiphol, il pilota è stato davvero bravo.

7 risposte a ' La musica distrae e salva '

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  1. Lello ha scritto il giorno 14 marzo 2008 alle 9:16:

    Da tastierista (e poco pianista) ho letto e ascoltato molte critiche su Allevi. Sento spesso muovergli critiche per quanto riguarda l’originalità dei suoi brani e la non “eccelsa” tecnica. Sono un po’ di parte non avendo studiato pianoforte, ma questo mi fa piacere, perchè vuol dire che qualcuno con molta anima e molta caparbietà (hai citato l’episodio del cameriere) è riuscito ad “arrivare”. Non è un genio, quelli sono altri, ma è ammirevole il “progetto” che si è riuscito a costruire intorno, perchè no anche a livello di marketing. Sono curioso ora di leggere il libro, appena l’hai finito mi sa che te lo rubo!

  2. Nico ha scritto il giorno 14 marzo 2008 alle 9:44:

    Te lo passo con grande piacere!

  3. * Fede * ha scritto il giorno 14 marzo 2008 alle 10:01:

    Ma forse è proprio la non tecnica e la più anima ad arrivare di più! Quanti “geni” chiusi nel loro mondo non sono mai riusciti ad esprimersi e a farsi capire fino in fondo?
    L’essere un artista secondo me è proprio il saper comunicare la propria arte e far provare ciò che prova lo stesso artista nel proporla! E poi in fondo la tecnica si può apprendere.. ma l”orecchiabilità” delle note no.. si nasce con un qualcosa dentro ;)

  4. Lello ha scritto il giorno 17 marzo 2008 alle 12:34:

    Nico perchè non ti dai al pianoforte? eheheh

  5. * Fede * ha scritto il giorno 17 marzo 2008 alle 12:49:

    e gli ci manca pure quello come grillo per la testa.. hahaha

  6. Nico ha scritto il giorno 17 marzo 2008 alle 13:30:

    Ogni tanto ci penso, mi piacerebbe…
    Lello poi ti tocca darmi lezione anche su quello, non ti basta che ti stresso con il web?! ;-)

  7. Lello ha scritto il giorno 17 marzo 2008 alle 14:42:

    in effetti.. scherzavo!

    ahahahahahahaha

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