Oggi sono trenta, si sono arrivati, non so se puntuali, ma sono arrivati. Mi sono chiesto molte volte chi e dove sarei stato a trent’anni, come tutti credo. Ovviamente non sono quello che mi ero immaginato, anche perché ne avevo diverse versioni, a partire dall’astronauta fino ad arrivare all’attore famoso. La mia situazione attuale comunque mi piace molto, le emozioni e le gioie che volevo trovare le ho trovate, anche più intense di come me le immaginavo.
Mi sono chiesto chi e dove sarei stato ancora più intensamente prima di compiere venti e venticinque anni. Sarebbe credo anche normale già ora domandarsi come sarò a quaranta, cinquanta e così via, ma non mi viene di farlo. Certo ho qualche fantasia, dei sogni, ma ho smesso di soffrire di una malattia comune ad ogni mortale: la febbre del futuro. Nessuno ne è immune, solo pochi fortunati hanno sintomi lievi fin dalla nascita, qualcuno per incoscienza o beata ignoranza, altri per una profonda disciplina verso la felicità . Io personalmente ne sono quasi guarito, i miei sintomi si affievoliscono ogni giorno che passa, anche se questo non vuol dire che viva alla giornata, sia chiaro. Ho degli obbiettivi precisi, ma a breve termine, quelli a lunga scadenza sono visioni, suggerimenti per un destino che si annuncia solo quando accade e va preso al volo. Insomma sono in una calma tesa, rilassato e nello stesso tempo pronto a scattare. C’è solo una domanda sorda che ogni tanto mi solletica ed è questa: se sarò… Per fortuna non faccio in tempo a sentirla, un po’ per scaramanzia, un po’ perché è davvero troppo debole e decisamente stupida, meglio concentrarsi sul presente.
Visto che oggi è il mio trentesimo compleanno voglio farmi un regalo prezioso e voglio farlo anche a voi che leggete. Di seguito trascrivo un brano stupendo, tratto da un libro di Oriana Fallaci:
“Sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché’ sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l’angoscia dell’attesa, e non è cominciata la malinconia del declino. Perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. E’ viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo un po’ ansimanti e tuttavia freschi. Non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna…”
(Se il sole muore – Oriana Fallaci)