Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce. (continua…)
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce. (continua…)
Non finirà mai di stupirmi Den Bosch. Me ne stavo tranquillo a gustarmi un cappuccino da Kaldi, quando all’improviso sento un rullare di tamburi provenire dalla via. Penso a qualche banda, ma vedo un personaggio vestito con una divisa, credo francese all’epoca della rivoluzione. Strano mi dico, mi sembra un po’ presto o un po’ tardi per il carnevale. Non faccio in tempo a finire il pensiero e vedo delle oche in fila indiana seguire l’uomo, ordinate e svelte come una truppa in marcia. Mi fiondo fuori e rubo una foto con l’iPhone, sbalordito tanto quanto la gente in strada: che meraviglia!
Ah, se siete da queste parti, fateci un salto da Kaldi, perché è l’ unico posto in Olanda dove si può bere un vero cappuccino all’altezza di quello italiano.
Non sono stati molti i miei ferragosti passati lontani da una spiaggia, ma quest’ultimo è stato davvero una bella e inaspettata alternativa. In Olanda dal 7 al 16 Agosto nella cittĂ di Den Bosch (ufficialmente chiamata s-Hertogenbosh) si è tenuto il Festival Boulevard: una successione di spettacoli e concerti, all’aperto o su palchi o teatri improvvisati, sparsi per tutta la cittĂ . Un evento unico, divertente e artistico, aiutato anche da un sole allegro, che ci ha protetto a lungo dalla onnipresente pioggia olandese.
Vi invito a dare un’occhiata alle foto che ho scattato seguendo per diverso tempo un gruppo di attori vestiti anni 40 con tanto di vecchia valigia, che hanno improvvisato spettacoli per ore nelle strade di Den Bosch, coinvolgendo chiunque si presentasse sul loro cammino. Se capitate in Olanda il prossimo anno in questo periodo, non potere perdere questo festival, approfittando anche della possibilitĂ di vedere un bellissima cittĂ del sud dell’Olanda. .
Ero stato messo in guardia sull’esistenza di furboni che girano di notte con speciali apparecchiature, scanner diabolici dimenticati da qualche cavaliere del futuro in missione sul nostro pianeta, in grado di sbirciare silenziosi e indisturbati all’interno di qualsiasi scatolone metallico. Non ci volevo credere, ho lasciato spesso il mio Tom Tom all’interno dell’auto e l’ho sempre ritrovato, una volta addirittura nonostante fosse in vista, tranquillo del fatto di abitare in Olanda e a 50 metri dalla centrale di polizia.
E’ bastato parcheggiare in un’altra città , lontano da una caserma, e dimenticare il navigatore nel cruscotto, per finalmente scoprire l’esistenza dei cacciatori di Tom Tom. Finalmente si fa per dire, perché non é che ci si senta felici come i bambini che dovessero incontrare per davvero Babbo Natale o qualche personaggio fiabesco, tutt’altro…
Dopo le prime belle parole contro me stesso, mai sufficienti, visto la mia beata ingenuitĂ , Ă© partita una sacrosanta “maledizione del Tom Tom di Alex Drastico”, in italiano, senza traduzione, ma con i sottotitoli, come piace agli olandesi. Finita la maledizione e recuperata un po’ di calma, mi sono ancora detto altre belle parole, tanto per chiarire che olandese o italiano, lo stupido di turno ero io, perchĂ© tutto il mondo Ă© Paese e non si lascia mai niente nelle auto.
Poi é partita la perizia… finestrino anteriore laterale destro rotto, cruscotto aperto senza alcun segno di forzatura, cavo batteria, ventosa e Tom Tom spariti, cd musicali tutti presenti: davvero professionali e gentili. La polizia non viene perché é Domenica, non ci sono morti o feriti, le impronti digitali sono solo le mie e, se dovessero star dietro a tutti i cacciatori di Tom Tom, non potrebbero occuparsi di cose ben più serie. In ogni caso, sono stati gentili, non mi hanno detto quello che mi meritavo e mi hanno informato sulla possibilità di fare denuncia comodamente via internet, e qui comincia il bello dell’Olanda…
La mia macchina Ă© aziendale in affitto, trovo un pezzo di carta verde in olandese con un numero magico che non perdo tempo a chiamare: “Oh che peccato, mi dia il suo numero di cellulare che la richiamo appena riesco”. Dopo cinque minuti squilla il telefono: “C’é un’officina specializzata a 4 km da lei, hanno in magazzino il finestrino che le serve, l’aspettano tra mezz’ora”. Chiudo la bocca rimasta aperta per tutta la conversazione e mi riprendo. Ci mettono un’oretta, giusto il tempo per fare la denuncia via internet, su un computer messo apposta in officina per queste cose. Mi maledico ancora per aver pensato, anche solo per un attimo, a italiani e olandesi, ecc…
Mi é anche venuto in mente un altro pensiero: cacciatore di Tom Tom, vetro rotto, anche quello di una macchina non lontano dalla mia, l’officina vicina, il computer per la denuncia via internet… come quella storia italiana di file di auto con pneumatici tagliati, a 100 metri dal gommista… va beh, non voglio scoprirlo, ho imparato la lezione!
Sono sicuro che a molti di voi sarĂ giĂ capitato di vedere una bella foto e non avere neanche un cellulare non troppo datato a portata di mano, per provare in qualche modo a fissare un’immagine che rimarrĂ purtroppo registrata solo nella propria mente. A me succede di continuo, di foto ne vedo a decine tutti i giorni, in tutti i luoghi e i visi che incontro. Per questo motivo ho preso il vizio di portare spesso con me la mia compatta G9, anche nelle occasioni in cui si pensa sia molto improbabile poter scattare delle foto, come qualche ora fa, mentre guidavo verso l’ufficio.
Una compatta ha decisamente dei limiti, ma ha il grande pregio di essere compatta… una cosa di sicuro da non sottovalutare. Questa mattina la nebbia non era affatto fitta, nĂ© pericolosa. Si alzava leggera dai campi, svelava a poco a poco le bellezze di una natura olandese che ormai mi colpisce sempre di piĂą. Tra il rosa dell’alba e il verde bagnato dalla rugiada, sono comparse le ombre di alcuni bellissimi cavalli.
La macchina fotografica e’ la migliore scusa per potermi isolare dal mondo ed entrare a piĂą stretto contatto proprio con lui. Non e’ tanto il fare le foto, quanto il fermarsi, l’aspettare, l’osservare, il sentire. L’immagine e’ la meta di un cammino tutto personale, dove i pensieri e le emozioni a volte appaiono lentamente e prendono forma da una nebbia colorata dall’alba.
Non si puo’ chiedere di meglio per iniziare la settimana.
Non ci sono riuscito! Ce l’ho messa tutta, ma niente! In passato ho sempre potuto vantarmi di avere una dote particolare, credo innata, ormai ne sono sempre piĂą convinto, specie da quando mio padre ha cominciato a trafficare con il computer: visti i suoi risultati, anche lui ne pare affetto, sebbene in misura minore (forse la sua trasmissione genetica si Ă© amplificata in me). Questo dono mi permette di mandare in crisi sistemi operativi con una certa naturalezza, con effetto quasi istantaneo, giusto uno sguardo al monitor o un tocco leggero al tasto della tastiera. A volte può richiedere ore di operazioni multitasking, roba da mandare in crisi anche un marziano con sedici braccia e trentadue occhi, in ogni caso il risultato Ă© assicurato. Ci sono riuscito anche con Linux, solo due volte a dir la veritĂ , ma anche lui Ă© caduto. Con Windows Ă© davvero uno scherzo, con qualsiasi versione, dalla vecchia 98 alla nuovissima “guai in Vista”. Colorare il mondo di schermate di blu Ă© uno spasso, specie quando l’unico rimedio Ă© il format c: (che sensazione di onnipotenza!). Certo con i sistemi Microsoft Ă© troppo semplice, Ă© come vincere una gara di go-kart, in un circuito tutto rettilineo, guidando una Ferrari. Comunque Ă© così, ci sono decine di testimonianze e sarebbe divertente farvi vedere le facce delle persone al mio fianco durante i miei attacchi informatici. (continua…)
SarĂ meglio che aggiorni velocemente il mio blog perchĂ© Ă© giĂ da un po’ che non scrivo e i miei 25 lettori potrebbero lamentarsi
Purtroppo il lavoro e le questioni burocratiche per sistemare il mio altro anno in Olanda non mi hanno dato molta tregua. Eh si, un altro anno, la mia avventura sarebbe dovuta terminare a inizio Ottobre e invece eccomi ancora qui nei Paesi Bassi.
E per di piĂą ho deciso anche di investire nel nuoto quelle poche ore libere rimaste. Non che mi pesi, anzi, e’ un vero piacere e mi fa sentire davvero a “casa”. Mi sono messo in testa di fare le cose per bene, quindi ora faccio parte a tutti gli effetti della squadra olandese (NDD ) con cui mi sono allenato la scorsa stagione. Domenica scorsa ho nuotato la prima gara e i risultati sono stati davvero incoraggianti, con un primato personale nei 100 stile libero (58.05). Ancora non al top della forma e con gli anni che avanzano implacabili, mi sono difeso davvero bene, merito anche del grande tifo dei miei compagni, un ennesimo grazie!
Eccomi ritornato alla vita “normale”, dopo due splendide settimane di vacanza, la seconda delle quali trascorsa in Puglia, all’insegna del relax, del mare, del sole, del buon cibo, della compagnia dei miei cari e dei vecchi fedeli amici, e alla faccia della pioggia, che puntuale mi ha dato il benvenuto atterrato a Schipol.
La prima settimana invece l’ho passata in Toscana per un workshop di fotografia, è proprio su questo che vorrei spendere due parole. Ogni anno infatti a Montepulciano, vicino a Siena, nella magnifica Toscana, TPW organizza corsi di fotografia diretti da differenti fotografi e assistenti, per differenti stili e temi, anche se tutti hanno in comune un’eccezionale professionalitĂ e una qualitĂ dell’insegnamento fuori dal comune. Io ho partecipato al corso di David Alan Harvey, fotografo superlativo, del quale mi limito a dire che fa parte dell’agenzia fotografica Magnum, che collabora da decenni con National Geographic e che è un amico, un insegnante instancabile, modesto e umano all’inverosimile (il suo corso qui). (continua…)
Approfitto della pubblicazione delle mie foto di Cuba, scattate lo scorso Aprile durante una vacanza, per scrivere due parole sul blog.