Oh Torino… cittĂ che ho spesso snobbato in passato, se non quasi odiato, dimenticata da molti, sconosciuta ai piĂą. PerchĂ© ti ho scoperto solo alla fine? I lunghi anni del Politecnico non sono certo stati d’aiuto, i sacrifici richiesti da questa UniversitĂ bella e terribile, mi hanno distolto dall’esplorarti e ammirarti. Doveva arrivare la laurea e il primo lavoro per poterti amare: la mente serena e libera, alcuni colleghi tra i quali il mio personale Virgilio, “Torino è casa mia” di Culicchia Giuseppe (un libro bellissimo che consiglio vivamente di leggere), e un olimpiade invernale che ha letteralmente acceso i tuoi fuochi sopiti, hanno fatto breccia nel mio cuore.

E cosa consigliare allo straniero? Da dove partire? Fate come ho fatto io in queste settimane di freddo polare, partite con un buon bicchiere di Bicerin, davanti al Santuario della Consolata, nel Caffè Al Bicerin. Affogate nel cioccolato, nel caffè e nella panna in dosi segrete: un ricetta che altro non è che una formula magica. E poi? La Consolata…
La Consolata bisogna coglierla lateralmente, a sorpresa, perché tutto quell’oro non ci caschi addosso, tutto insieme, soffocandoci con la sua luce. La Consolata bisogna saperla afferrare fuori dalla Consolata (…) Bisogna sorprenderla, a sua insaputa, al Bicerin. Se la Consolata è il cuore di Torino, quel caffè di tre metri per cinque, dove gli otto tavolini di marmo faticano per trovare il loro spazio sul parquet a spina di pesce, è il cuore del cuore.
(Giorgio Calcagno – La Stampa)
Dimenticavo… si, lo so, della neve ne avete abbastanza quest’anno, ma se bevete il Bicerin a lume di candela, nel piccolo e caldo locale, mentre fuori i fiocchi si adagiano lenti e bianchi come la panna che indugia sul bicchiere di cristallo, allora davvero sarete pronti per scoprire Torino, confortati anche dal fatto che ci sono chilometri di portici che vi proteggeranno, facendovi sentire dei principi in tribuna d’onore, mentre passeggerete per le sue vie reali.