mercoledì 5 novembre 2008

Il Cigno nero

Cignonero Mi spiace proprio che sia finito, é un libro tosto! Vediamo per mille volte cigni bianchi, ma come facciamo a dire che tutti i cigni sono bianchi? Basta vederne uno nero una sola volta e la nostra teoria é da cestinare. Il titolo nasce da questa provocazione che provocazione in verità non é. Con uno stile semplice, piacevolmente arrogante e spesso divertente, Taleb ci spiega cosa siano gli eventi altamente improbabili (i cigni neri), come cercare di sfruttarli e quali siano le applicazioni errate della probabilità in situazioni non matematicamente casuali, ma sempre con attenzione: la sua non é assolutamente una dissacrazione della statistica. Ci apre gli occhi sul modo distorto in cui percepiamo gli eventi, storici e attuali, facendoci sentire un po’ idioti per gli errori che facciamo quando nel sapere cerchiamo solo conferme. E ci consola anche ammettendo e spiegano i limiti della nostra troppo lenta evoluzione naturale, rispetto a quella tropo veloce dell’ambiente che ci circonda: l’Estremistan in cui viviamo oggi a discapito del Mediocristan in cui ci illudiamo di prevedere tranquilli e sicuri il nostro futuro. Non mancano poi piacevoli riferimenti a pensatori quali Pierre Bayle, Montaigne, Bertrand Russell, Von Hayek, Popper e Poincaré.
La conclusione é molto umana: anche noi, nel nostro piccolo, siamo dei Cigni neri, unici e imprevedibili.

martedì 6 maggio 2008

Trent’anni

TortaCompleanno Oggi sono trenta, si sono arrivati, non so se puntuali, ma sono arrivati. Mi sono chiesto molte volte chi e dove sarei stato a trent’anni, come tutti credo. Ovviamente non sono quello che mi ero immaginato, anche perché ne avevo diverse versioni, a partire dall’astronauta fino ad arrivare all’attore famoso. La mia situazione attuale comunque mi piace molto, le emozioni e le gioie che volevo trovare le ho trovate, anche più intense di come me le immaginavo.

Mi sono chiesto chi e dove sarei stato ancora più intensamente prima di compiere venti e venticinque anni. Sarebbe credo anche normale già ora domandarsi come sarò a quaranta, cinquanta e così via, ma non mi viene di farlo. Certo ho qualche fantasia, dei sogni, ma ho smesso di soffrire di una malattia comune ad ogni mortale: la febbre del futuro. Nessuno ne è immune, solo pochi fortunati hanno sintomi lievi fin dalla nascita, qualcuno per incoscienza o beata ignoranza, altri per una profonda disciplina verso la felicità. Io personalmente ne sono quasi guarito, i miei sintomi si affievoliscono ogni giorno che passa, anche se questo non vuol dire che viva alla giornata, sia chiaro. Ho degli obbiettivi precisi, ma a breve termine, quelli a lunga scadenza sono visioni, suggerimenti per un destino che si annuncia solo quando accade e va preso al volo. Insomma sono in una calma tesa, rilassato e nello stesso tempo pronto a scattare. C’è solo una domanda sorda che ogni tanto mi solletica ed è questa: se sarò… Per fortuna non faccio in tempo a sentirla, un po’ per scaramanzia, un po’ perché è davvero troppo debole e decisamente stupida, meglio concentrarsi sul presente.

Visto che oggi è il mio trentesimo compleanno voglio farmi un regalo prezioso e voglio farlo anche a voi che leggete. Di seguito trascrivo un brano stupendo, tratto da un libro di Oriana Fallaci:

“Sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché’ sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l’angoscia dell’attesa, e non è cominciata la malinconia del declino. Perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. E’ viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo un po’ ansimanti e tuttavia freschi. Non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna…”
( – Oriana Fallaci)

mercoledì 12 marzo 2008

La musica distrae e salva

Mentre guido verso Malpensa, la radio trasmette per alcuni secondi un famoso brano di Giovanni Allevi e per un attimo mi dimentico di essere al volante di una modesta Panda offerta dalla mia azienda per raggiungere l’aeroporto. La potenza evocativa della musica è qualcosa di davvero affascinante, poche note e in un attimo la Panda si è trasformata in un’ imponente BMW, mentre la grigia strada è diventata una striscia sinuosa fra immacolate colline verdi. Questo bellissimo sogno creato dal ricordo del famoso spot pubblicitario, non riesce comunque a distrarmi completamente, capisco che la musica era il preludio della pubblicità di un libro, il primo scritto dal pianista Giovanni Allevi.

Schiphol Tornato alla realtà mi risveglio di fronte al check-in, dove vengo informato che ad Amsterdam è in corso una specie di tempesta, di quelle fantozziane credo, visto che in tutto il resto del mondo splendeva come al solito il sole. Faccio gli scongiuri e mi avvio verso l’ignoto. Mentre attendo il mio destino scomodamente agitato sulla poltrona, vedo materializzarsi una controfigura di Star Trek: è il capitano Kirk, anzi no, è il capitano dell’aereo. Metto via il foglietto che avevo preparato per l’autografo e mi avvicino alla persona che in questo momento deciderà la mia sorte… (continua…)